Monday, February 23, 2009

MEDITAZIONE - a cura di LIA CAMPORESI


“Vivendo in un tempo come il nostro, in cui gli inviti all’antistress proliferano in modo vertiginoso ed anche indiscriminato, orientarsi nella miriade di proposte che garantiscono relax, risveglio interiore, autoconoscenza, può diventare sempre più difficile, ma anche, paradossalmente, stressante, non sapendo cosa scegliere né come scegliere. C’è una specie di supermercato di “religioni usa e getta” per tutte le taglie e per tutte le stagioni. Che sia Zen, New Age, Yoga, poco importa, il criterio in questo caso è solo quello dell’offerta speciale. Ma il rischio è quello del disimpegno. Per di più a complicare la situazione c’è la pubblicità che, veicolando le informazioni in modo distorto, sviluppa situazioni di confusione. Ed allora nasce il solito scetticismo o il qualunquismo del pot-pourri disposto ad accogliere indiscriminatamente. Comunque non si può disconoscere che alla base di tutto questo c’è l’affermarsi di un certo bisogno di ricerca che manifesta i sintomi di una fame che la civiltà dell’abbondanza non ha saputo sfamare. Ed allora che fare? Come scegliere? In questo caso l’alternativa nuova potrebbe essere…non scegliere e maturare invece le condizioni necessarie per essere scelti. Questo non significa assumere un atteggiamento di deresponsabilizzazione e non-scelta, ma semplicemente mettersi in una situazione di estrema semplicità ed umiltà: rinunciare a plasmare per essere plasmati, perdere il ruolo attivo del vasaio, per accogliere quello passivo del vaso. Ovvero sedersi al margine della giungla ed attendere.” 


Queste poche righe tratte da un articolo apparso tempo fa sulla rivista “Appunti di viaggio” riassume perfettamente quanto detto nel primo incontro di meditazione avvenuto presso Lotus Pocus il giorno 16 febbraio u.s. Abbiamo inoltre detto che lo scopo della meditazione è la ricerca della pace interiore e il primo passo è quello di unificare il corpo e la mente e lo si può fare nel silenzio e nell’immobilità del corpo, perché quando il corpo è immobile anche la mente è più tranquilla ed in pace. Ma per poter meditare bene bisogna fare un lavoro preciso, lungo, di pazienza e spesso noioso e che ci pare spesso infruttuoso, anche se in realtà non lo è mai, perché la nostra mente è abituata a vagare e divagare mentre noi dobbiamo cercare di mantenerla ferma. E’ come quando si inizia uno sport: ci vuole metodo, disciplina e costanza. E quindi non solo la pratica guidata, ma anche una pratica quotidiana, ogni giorno alla stessa ora, pratica che all’inizio potrà essere di soli 15 minuti che poi, man mano che ci si esercita, potranno aumentare. L’importante è che si sia costanti, senza saltare una pratica, altrimenti ci si ritrova sempre allo stesso punto iniziale, mentre un po’ alla volta, man mano che si pratica ci si accorge che la nostra mente diventa più silenziosa, meno distratta. All’inizio sarà solo per qualche attimo, ma poi le facoltà discorsive e chiacchierone della nostra mente si metteranno più tranquille ed in silenzio.  Allenandosi, tra alti e bassi la mente si dischiude ad un nuovo atteggiamento di vita che lo accompagnerà  in ogni realtà della nostra vita.

Avete domande? Coraggio!!

Lia vi aspetta.
















1 comment:

Andrea Villa said...

Io non credo che ci sia una ragione per viaggiare. Si inizia perché si è forzati. Così si prova e si comprende la propria esistenza nel movimento. Si può anche apprendere che la Fortuna può essere scelta. E coltivata. Ma così si può anche scoprire come le radici siano molte (più di due) e che sono tanto più profonde quanto aeree. Non è importante che ci si riduca ad essere uno (io non sono aristotelico!) ma io credo che la felicità consista nel ritornare verso casa. Il rischio è che io non sappia Chi o Cosa sia la mia casa. E' semplicemente ciò che (al momento) credo.